Ho imparato italiano scrivendo in una lavagna nera, pulita con uno straccio umido. Avevo 2 pezzi di gesso bianco con cui scrivere le nuove parole che imparavo. Mi ricordo la luciccante acqua del nero e le righe di questa piccola lavagna che imitavano un quaderno.
La musicalità e la gioia della lingua si mescolava con la sabbia dei giochi di “siesta” leggendo Topolino e le riviste Vittorioso. Nostalgia? Sì, la nostalgia è quella carta di tristezza che avvolge i ricordi, un po´ dolce, un po´umida. Chissà perché non sembrava strano che quella lingua con il sapore veneto si colasse tra le dita nei giochi del cortile, all´ombra degli eucalipti.

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